Che frena! Quando il cavallo rifiuta il salto - Flying Horse
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Che frena! Quando il cavallo rifiuta il salto

Quando il cavallo frena inaspettatamente davanti all’ostacolo, il cavaliere impara l’arte del volo. Succede allora di farsi davvero male o di conservare un ricordo spiacevole dell’insuccesso e in un attimo emerge l’insicurezza. Flyinghorse ha analizzato per voi le possibili cause alla base di un rifiuto e le soluzioni che possono aiutare a superare il momento di crisi.

Chi pratica la disciplina del salto ostacoli conosce bene quel momento: ci si avvicina galoppando all’oxer preparandosi allo stacco e da un secondo all’altro il cavallo tira una frena, che neanche stessimo svolgendo un concorso di Reining. L’ipotesi migliore è quella di essere brutalmente catapultati sul collo del compagno di gara, rimanendo però in sella, quella peggiore ci vede abbracciati all’oxer. Uno scenario famigliare non solo a cavalieri o cavalli alle prime armi. Anche i cavalli dei nostri idoli ai vertici mondiali del salto ostacoli tal volta prima di saltare hanno dei ripensamenti. Chi non ricorda la sfortunata frena di i Bruno Chimirri e Tower Mouche a Verona 2016 o la spaventosa caduta di John Whitaker durante il GP della Global Champions League di Londra 2017 quando il suo Cassinis Chaplin rimise i piedi sulla tavola che seguiva la gabbia. A vincerla su tutti è però Noltes Kuechengirl di Marcus Ehning con ben 5 rifiuti tra il mondiale dei Aachen 2006 e gli europei di Mannheim 2007.

Indifferente che il cavallo tiri una frena prima dell’ostacolo o che lo scansi capacemente verso destra o sinistra: evitare del tutto un rifiuto durante la carriera sportiva nel salto ostacoli è davvero difficile. Tuttavia, al fine che rimanga un’eccezione, è fondamentale la ricerca sulle cause dopo ogni rifiuto. Soprattutto con cavalieri inesperti e cavalli giovani l’aiuto professionale è importante, nel momento in cui il rifiuto diventa regolare. Se il problema viene trascurato il rischio di creare un circolo vizioso è dietro l’angolo: il cavallo inizia a rifiutare appena la distanza non è perfetta, il cavaliere continua a cadere, si scoraggia e perde la fiducia in se stesso e nel compagno. Difficile comprendere da soli la base del problema. Così si inizia a montare poco sciolti, esitanti, trasmettendo tutte le tensioni al cavallo il quale a sua volta è impossibilitato a fidarsi del proprio cavaliere. Una volta che il rifiuto diventa un’abitudine è difficile correggere il comportamento, indifferentemente da quali origini sia scaturito. Il cavallo salterà sotto un cavaliere esperto ma non potrà essere un cavallo maestro per uno inesperto ma si fermerà a ogni esitazione.

Quando il salto provoca dolore

La prima cosa da fare quando il nostro partner ci da un chiaro “No” prima di un salto è quella di assicurarci che il rifiuto non sia provocato dal dolore. Punire un cavallo che non salta perché ha mal di denti, piedi o schiena sarebbe estremamente sleale e il modo migliore per giocarsi definitivamente la sua fiducia. Controlliamo dunque per prima cosa la bardatura del cavallo: il filetto è forse troppo grande, la sella troppo piccola? A seguire ricordiamoci di fare venire il dentista almeno una volta all’anno. Sarebbe utile anche una visita dell’osteopata il quale può controllare la salute della schiena del cavallo e che la sella sia adatta. Infine fondamentale allenarsi e gareggiare su terreni buoni per evitare dolori ai piedi.

Non dimentichiamoci però che il dolore può essere creato anche dal cavaliere stesso. Capita infatti, soprattutto in cavalieri inesperti, che l’assetto non sia indipendente: quando non si ha il giusto equilibrio, la mano è attaccata alla bocca – prima durante e dopo il salto – e si tende a cadere sulla schiena del cavallo dopo la parabola. A lungo andare il cavallo si stufa perché non riesce a mantenere l’equilibrio e fatica il doppio per superare i salti. In questo caso la soluzione sta nel migliorare l’assetto del cavaliere attraverso lezioni di lavoro a terra, meglio ancora se alla longe in modo da permettergli di migliorare il proprio equilibrio e assetto, montando con la mano indipendente.

Quando le distanze sono sbagliate

Come dicevamo prima, la ricerca sulle cause dopo ogni rifiuto è fondamentale quanto avere l’umiltà di ammettere i propri errori e debolezze come cavaliere. Certamente ci sono cavalli che per svariate cause non hanno più voglia di saltare, il più delle volte la causa è però da ricercare nel cavaliere. Soprattutto nelle categorie brevetto si vedono cavalli che fanno di tutto per aiutare il proprio cavaliere ma riescono a farlo fino a una certa altezza. Quando le barriere si alzano i nodi vengono al pettine ed è richiesta una maggiore precisione nel percorso. Non ci si può più permettere di sbagliare le distanze, arrivare troppo piano o troppo veloce sul salto: nessun modo migliore per mettere il cavallo nella situazione di tirare il freno a mano, perché realizza che superare le barriere è praticamente impossibile o perlomeno molto faticoso. Meglio allora tornare a esercitarsi sulla variazione del galoppo a casa, magari con esercizi di barriere (link). Ogni cavaliere deve essere capace di riprendere e allungare le falcate con aiuti precisi e fini. Spesso invece nelle scuderie la regola è: galoppare avanti verso gli ostacoli. Un metodo che funziona con un po’ di fortuna ma che si dimostra disastroso appena incombono le prime difficoltà nel percorso.

Quando il cavallo ha paura

Di base il rifiuto diventa un’abitudine quando si rompe quel fragile equilibrio di fiducia tra cavallo e cavaliere. Un cavallo che non accetta il proprio cavaliere come condottiero o che ha paura della sua mano rigida, nel dubbio preferirà sempre fermarsi davanti all’oxer colorato con quei spaventosi vasi di fiori alla base. Come recuperare? Attraverso un atteggiamento leale in sella come a terra. Lavoro a terra, condizioni di scuderizzazione corrette e un allenamento vario aiutano il cavallo a riguadagnare e la fiducia nel cavaliere e nelle proprie capacità. Se necessario optiamo per fare montare il cavallo da un cavaliere più esperto: soprattutto il cavallo giovane ha bisogno di una mano esperta per riconquistare la fiducia. Un cavaliere che ha paura di saltare trasmetterà il nervosismo al cavallo prima del salto. Ricordiamoci che i nostri cavalli sono animali da fuga capaci di captare e assorbire ogni nostra emozione. Meglio allora ripartire con un cavallo esperto sotto la guida di un maestro che insegneranno come approcciare i salti e trovare le distanze giuste.


In ogni caso ricordiamoci che nell’equitazione l’umiltà viene sempre al primo posto. Se le cose diventano troppo difficili, meglio fare un passo indietro e ricominciare con categorie più basse.

Quando il cavallo non ha più voglia

Come negli esseri umani anche tra gli equidi c’è l’esemplare che ha più o meno voglia di lavorare. Dopo aver accertato che nessuna delle condizioni di cui sopra impedisca il cavallo di saltare, è il caso di approcciare l’ostacolo in maniera più decisa e di aiutarci con voce e – se necessario – anche un tick del frustino. Se sentiamo che il cavallo vuole scartare a sinistra, è richiesta una reazione velocissima mettendo il peso nella staffa destra. Incorniciamo il nostro cavallo con gli aiuti giusti e facendoci sentire vicino a lui. Non lasciamolo da solo davanti ai salti. Se l’ostacolo viene superato ricompensiamo con la voce e una carezza: il cavallo deve capire che ha fatto bene e che siete una squadra che può superare insieme ogni difficoltà. Importante poi mantenere sempre la calma. La rabbia non ha mai fatto un buon cavaliere e può al massimo essere una scorciatoia per ottenere dei risultati con effetto boomerang.

L’impostazione mentale del cavallo deve venire sempre al primo posto. Fondamentale dunque assicurarsi che il cavallo si diverta, che sia motivato e mai sovracaricato con compiti troppo difficili o oberato di lavoro. Episodi di successo devono essere ricompensati costantemente. Offrire un allenamento vario alternato con lavoro in piano, da terra, longe e passeggiate è necessario perché il cavallo non inizi ad annoiarsi facendo circoli su circoli in maneggio. Non dimentichiamoci alla fine che i nostri cavalli hanno la necessità di muoversi liberamente comunicando con i loro simili. Se offriremo loro una vita giusta i primi a beneficiarne saremo noi stessi durante lavoro quotidiano.

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